L’uomo e la crisi

Il maschio moderno tra divano e playstation. Perché il modello maschile è in crisi e come mai non sappiamo con cosa sostituirlo 


uomo in fuga

Come si fa a trovare un valore nel prendersi a botte? Quello che hai scritto non sei tu! Tu sei un ragazzo dolce e delicato, un fiorellino dal cuore amorevole! Questa brutalità, questa violenza non ti appartengono! Ma te lo ricordi che quando te le davano piangevi e andavi a chiedere di mamma? Dai, non fare l’eroe, che non lo sei! E’ un pezzo finto!

E io, rileggendo “I ragazzi di S. Frediano” mi sono sforzato di capire se fosse effettivamente così. Se mi fossi inventato tutto di sana pianta.

Ho analizzato questo genere di commenti e mi sono accorto che gran parte arrivavano da donne; in verità più trovavo resistenza da quel lato, più trovavo approvazione tra gli uomini.

Quindi mi sono ricordato… La donna e l’uomo non sono per nulla uguali. Il modo di pensare, di sentire, di agire femminile è totalmente diverso da quello maschile.

Le prime sculture rupestri che l’uomo preistorico ha fatto erano donne incinte, simbolo di fecondità e abbondanza. L’uomo invece era guerriero e cacciatore. La donna dava la vita, l’uomo la toglieva. Sono due attitudini completamente diverse ed entrambe possono condurre a qualità nobili e grandi.

In molte delle religioni e filosofie antiche il principio maschile e quello femminile sono i due elementi per cui è suddiviso e su cui si basa il mondo.Nella simbologia tantrica ad esempio, il principio femminile è rappresentato da Shakti che simboleggia energia, vita, cambiamento. Il principio maschile invece è rappresentato da Shiva che simboleggia staticità, pura consapevolezza, pura coscienza. Shakti, secondo questa visione, balla attorno a Shiva agitando il suo velo che è in continuo movimento e trasformazione. Shiva rimane inamovibile e fa da asse per il ballo di Shakti,  testimone immobile e presente per la sua danza. Il mondo è creato e si mantiene grazie a questo eterno ballo.

Questa danza però, almeno a livello umano, ultimamente è stata messa in crisi. Shiva non riesce più a stare fermo perché è diventato troppo debole e Shakti  ha cominciato a indossare i pantaloni cercando, in mancanza di meglio, di fare lei l’uomo di casa. Il risultato è ovviamente catastrofico.

shiva-shakti

L’equilibrio che avevamo prima della emancipazione femminile, e cioè la dominanza dell’uomo sulla donna, sono giunti alla fine. E’ ovviamente una fortuna e un bene che sia così, perché ciò che c’era prima era fonte di infelicità per la donna. Oggi però ci troviamo in uno stato di passaggio che, se possibile, è ancora più doloroso della fase da cui stiamo uscendo.  L’uomo ha perso la sua funzione, il suo scopo sociale e non sa più che pesci pigliare.

Abbiamo di fronte agli occhi i frutti di questa situazione: sempre più donne si lamentano che non esistono più veri uomini, duri, decisi, affidabili, coraggiosi. Sempre più uomini alla stessa maniera, sentendosi impotenti e prevaricati, si lamentano che non esistono più vere donne, dolci, delicate, servizievoli, aperte. Troviamo quindi sempre maggiore insoddisfazione nei rapporti di coppia, sempre più incomprensione e solitudine.

Le donne stanno cercando di trovare soluzioni per noi, dicendoci come dovremmo essere e non essere, avanzando alle volte pretese folli. Bisogna assolutamente capire (femministe convinte in primis) che non si può sostituire la dominazione maschile con la dominazione femminile. Deve essere l’uomo in grado di reinventarsi, di trovare una mascolinità che vada al di là della mera sopraffazione.

Nel caso che fallissimo tutti ne avrebbero da perdere. Uomini e donne.

L’ardua missione che ci spetta è trovare un nuovo equilibrio in cui nessuno venga dominato ma si rispettino le diversità di genere. Bisogna smettere di vedere il rapporto tra uomo e donna come una lotta, una competizione, una gara. Dobbiamo prendere ciò che di buono c’era nell’antico modello di coppia e reinventarcene uno nuovo. Gli antichi valori della solidarietà, dello sforzo e della comprensione reciproca che conduce all’amore e a un rapporto duraturo, profondo e appagante negli anni non possono ne devono essere dimenticati.


 

Nel frattempo noi uomini ci ritroviamo qua, 30 anni e niente lavoro, niente prospettive, niente di niente, solo un grande vuoto. Mantenuti dai genitori, mammoni, incapaci, sfaticati… O, come direbbero le nostre mamme, delle piccole rose delicate e amorevoli che non hanno ancora trovato la loro strada, poverini…

Non abbiamo niente in cui credere, niente per cui lottare, nessuna missione da seguire, niente con cui confrontarci e assolutamente niente per cui morire.

Siamo i grandi figli della crisi. Prima la crisi di valori, adesso quella economica. Niente ci sfiora perché niente ci interessa. Ci guardiamo affondare lentamente in un mare scuro con totale indifferenza. Come nel film “l’Odio” siamo noi quell’uomo che mentre precipita al suolo continua a ripetersi “fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene”.

Cerchiamo costantemente di ignorare quello che in cuor nostro sappiamo bene: l’importante non è la caduta, ma l’atterraggio.

Se e quando quel pensiero malauguratamente ci sfiora, l’unica cosa che sappiamo fare è ricacciarlo in fondo, nei recessi più reconditi della nostra psiche.E signori, se c’è una cosa che ci riesce bene è proprio questa, ricacciare la merda da dove viene.

Per fortuna la società è così gentile da fornirci tutti gli strumenti necessari per essere efficienti in questo atto di autorincoglionimento.

La nostra vita scorre beatamente sedata tra cocktail il sabato sera e un rapido sguardo alla tv, tra controllare il numero di like su facebook e una pippa con le signorine di youporn, tra le canne con gli amici e le promesse fatte dai telegiornali (a cui, per inciso, non crede più nessuno, figuratevi noi).

Un monaco indiano, uno Swami, una volta mi ha raccontato una storia. Quando ignori qualcosa che ti fa paura e fai finta che non ci sia, lo nascondi dentro di te. Rimane li, nell’oscurità dove lo hai messo e imputridisce. E più lo ignori e lo lasci lì, più il fetore aumenta. L’unica cosa utile da fare, secondo lui, è prendere una torcia , esplorarsi e portare luce dentro di se. Quando la paura viene illuminata si rivela la sua natura effimera e scompare come neve al sole o come ombra con la luce.

Pare però che nei supermercati occidentali le torce siano finite.

 

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3 risposte a L’uomo e la crisi

  1. leandro ha detto:

    Uno sguardo lucido e arguto della realtà attuale, spietato e ironico allo stesso tempo. Ma nulla di più vero potevi scrivere, caro Giulio, in questo bel pezzo da condividere e, soprattutto, da elaborare per superare un momento di evidente perdita identitaria. Una porta aperta verso la speranza per tutti coloro che ne vorranno fare un salto verso la vera consapevolezza…Nice one, bro!!!

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  2. alessandra ha detto:

    una soluzione ci sarebbe..siccome l’eternità se ha uno scopo, un cammino ci vedra tutti alla fine esseri sacri, non uomini o donne ma come Dio è lui stesso padre e madre per gli uomini, gli esseri umani permeati dell’amore e della sua materia incorruttibile , come i millenni hanno fatto con le roccie e le ere con animali e continenti, saranno plasmati, raffinati, modificati in base alla scienza della vita e alle sue componenti. Quindi tenendo conto della guida riportata qui sotto, bisognerebbe fin da ora accedere gli uomini alle doti, ai talenti del corpo dell’altra sua metà, metabolizzando la conoscenza reciproca, il femminile del maschile e viceversa così che ognuno conservi e cambi la sua natura con un approccio divino di compartecipazione alla vita

    Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
    (Ef 5,1-2a.21-33)

    , siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
    E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, .
    Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito.

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