Welcome WhiteMan

Dedicato al Prof. Guderzo per l’amore della storia che ha saputo passarmi.


 

Nel 1925, ancora con il ricordo fresco della prima guerra mondiale, grande fu  l’entusiasmo dei principali attori europei quando si incontrarono a Locarno. Pace, collaborazione, speranza. La guerra una barbarie da non ripetere mai più. Il famoso spirito di Locarno. Nessuno si sarebbe mai aspettato un’altra grande guerra.

Nel ’29 arrivò la crisi economica che da li a poco avrebbe scosso le fondamenta del sistema capitalistico internazionale, causando disoccupazione, superinfalzione, enormi quantità di merce invenduta, la generale stagnazione in occidente della crescita e del benessere, enormi masse di gente poverissima. Prevalse a quel punto la logica del “ognuno metta ordine in casa propria” ed invece di fare fronte comune tra gli stati e di cercare soluzioni condivise, ognuno pensò a se chiudendosi in politiche autarchiche…. Mors Tua, Vita Mea. Un terreno fertile per dittature forti che nacquero come funghi in tutta Europa.

Nel ’33 Hitler prese il potere in Germania e nel ’39 tutti erano pronti a darsele di santa ragione. Iniziò la seconda guerra mondiale: 70 milioni di morti, olocausto, fame, bombe atomiche e così via discorrendo.

Vi ricorda nulla questa piccola storiella? Non vi sembra che quei tempi abbiano qualcosa in comune con i nostri?

Tutti, e dico tutti, invece di pensare a come uscire dalla crisi cercano di mantenere la posizione che hanno. Mors tua, vita mea. E il balletto del mondo va avanti con passi che si sono già visti.

Non parlo solo dei capi di stato; parlo anche e sopratutto della gente. Non c’è un progetto con un respiro più ampio di qualche mese (spesso anche solo qualche giorno o qualche ora). Tutti pensano alla sopravvivenza (in senso lato, si intende, mica come in Africa) e si affannano dietro a piccole cose tralasciando le grandi.

I nostri sono tempi in cui non riusciamo a guardare al di là del nostro naso, proprio come successe negli anni immediatamente successivi alla grande crisi del ’29. E così come allora, anche oggi in Europa assistiamo ad una crescente spinta delle forze antisistemiche.

Arte, cultura, pensiero, ragione, tutto venduto per un piatto di lenticchie come fece l’affamato Esaù nell’antico testamento.

A questo proposito voglio riprendere una storia che nonno Kuzja (interpretato da un bravissimo John Malkovich) racconta nel film “educazione siberiana”:

L’inverno sembrava non avere una fine e il branco moriva di fame. Il capobranco, il più vecchio di tutti, procedeva in testa e rassicurava i giovani dicendogli che presto sarebbe arrivata la primavera. Ma, a un certo punto, un giovane lupo decise di fermarsi. Disse che ne aveva abbastanza del freddo e della fame e che sarebbe andato a stare con gli uomini. Perché la cosa importante era di restare vivo. Così il giovane si fece catturare e, col passare del tempo, dimenticò di essere mai stato un lupo. Un giorno di molti anni dopo mentre accompagnava il suo padrone a caccia lui corse servile a raccogliere la preda. Ma si rese conto che la preda era il vecchio capobranco. Divenne muto per la vergogna, il vecchio lupo parlò e gli disse così: “io muoio felice perché ho vissuto la mia vita da lupo; tu, invece, non appartieni più al mondo dei lupi e non appartieni al mondo degli uomini”. La fame viene e scompare ma la dignità, una volta persa, non torna mai più.

E intanto in Africa:

“Salve signore, come va? Posso essere suo amico?” Richiesta strana, sopratutto se fatta da un ragazzo di 20 anni incrociato passeggiando su una desolata strada Africana in mezzo al niente!

Diretto, semplice e totalmente disarmante.

Ovviamente non puoi dire altro che si, certo che vuoi essere suo amico. Quindi da cosa nasce cosa, ti metti a sedere sul bordo della strada, chiacchieri e ti viene sete.

Quando hai sete in Africa non c’è niente di meglio che un buon cocco appena aperto.

Ordino un cocco al baracchino che li vende e mi accorgo che ho solo un pezzo da 20 Cedi (poco più di 6 euro), quando un cocco ne costa uno. La ragazza del baracchino vede la banconota, sgrana gli occhi, poi mi guarda, poi guarda di nuovo la banconota e scuote la testa. Niente cambio.

Il ragazzo, che guadagna si e no 30 euro al mese, tende la mano con 1 cedi dicendo “questa la pago io Whiteman, benvenuto in Africa”

Chi ha orecchio per intendere, intenda.

Giulio Be

Annunci
Galleria | Questa voce è stata pubblicata in Italiano e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Welcome WhiteMan

  1. alessandra ha detto:

    ci siamo abituati soffrendo a essere duri o morbidissimi, in ugual modo una speciale condizione per capire, messa li apposta per noi, la nostra palestra per aderire attraverso impegni e fatiche e possibili gioie alla nostra opera sulla terra, nostra e preparata dalla notte dei tempi, unica veinequivocaeiinequivocabile,

    Mi piace

  2. alessandra ha detto:

    unica e inequivocabile come rane e glaciazioni, girini e i progenitori, il sangue la guerra e le stagioni, quindi abbi fiducia come l’Africa che niente di tutto questo è perduto e combatte fortemente per noi dentro e fuori di noi…non ho paura di non dirti tutta la verità ..la verità si fa strada da sola

    Mi piace

  3. Pingback: I ragazzi di San Frediano | Il viaggio di Giulio Be

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...